Cosa ci hanno lasciato le Olimpiadi?

Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2026

5 miliardi e 720 milioni di euro di cui 4 miliardi e 120 milioni solo per le infrastrutture. Queste sono le stime dei costi delle Olimpiadi invernali 2026. Cifre da record. Per farci un’idea di come ogni cittadino ha contribuito alla realizzazione di questo evento facciamo due conti. Semplificando, se approssimiamo il numero dei contribuenti italiani a 41 milioni, applicando una semplice divisione si scopre che ogni contribuente ha pagato circa €100 (€97,56) per la realizzazione delle sole infrastrutture, nonché il 70% della somma totale.

Quanto ne ricava l’economia del Paese?

L’indotto economico stimato è 319 milioni di euro per le Olimpiadi e 31 milioni di euro per le Paralimpiadi. Un gruzzolo di monete in confronto alla spesa iniziale. D’altronde si sa, le Olimpiadi non sono una via di guadagno per i Paesi, basti pensare ai giochi estivi del 2024 dove su 7 miliardi investiti, l’utile è stato di 75 milioni (sempre guardando le stime).

E ai cittadini cosa rimane?

Dopo le creazioni catastrofiche delle così dette “cattedrali nel deserto”, dal 2020 l’obiettivo dei Giochi Olimpici è creare un patrimonio collettivo. Infatti da Tokyo, sono state introdotte 118 riforme per rendere i Giochi più flessibili, economici e sostenibili, predisponendo dei piani di riutilizzo delle infrastrutture. Lo scopo è quello di riqualificare l’esistente e di costruire solo il necessario. Le Olimpiadi invernali 2026 hanno cercato di seguire appieno questo intento. Costruito sul terreno dell’ex scalo Romana, nasce il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Milano destinato a rifiorire come uno studentato universitario da 1700 posti letto, dove accorgimenti quali pompe di calore, fotovoltaico da 1MW, sistema di recupero delle acque piovane, portano all’annullamento delle sue emissioni. Hanno gioito di un rinnovamento le piste di Bormio e gli impianti dello Stelvio. Livigno è stato valorizzato con cinque nuove piste e con la realizzazione dello Snow Park, poi fulcro delle discipline di freestyle e snowboard.

Non sempre però questo proposito di dare nuova vita a infrastrutture già presenti sul territorio è stato seguito. Come ben sappiamo, le gare di bob si sono disputate a Cortina d’Ampezzo insieme a skeleton, slittino e altre 13 discipline olimpiche. In particolare è stato deciso di costruire da zero la pista Eugenio Monti, che ha richiesto 118 milioni di euro per la sua costruzione. Quello che forse non molti sanno è che una pista con tutte le carte in tavola per partecipare ai Giochi già era presente a Cesena Torinese. Cesena Pariol, nome della pista, aveva già ospitato gli stessi Giochi già 20 anni prima, nel 2006, la coppa del mondo di bob nel 2009 e i campionati mondiali di slittino nel 2011, ultimo anno di attività. Perché non è stata ristrutturata ma si è preferito la costruzione di una nuova struttura? Inoltre, nel piano originale, usato se vogliamo anche come giustificazione della realizzazione della nuova pista, questa doveva ospitare, in un futuro imminente (10-12 marzo 2026), i Campionati italiani di bob, skeleton e slittino. Invece, visti i problemi tecnico-strutturali, le gare sono state annullate. Gli obiettivi, i valori delle Olimpiadi vengono sempre seguiti? Abbiamo generato “cattedrali nel deserto” o migliorato la situazione delle infrastrutture? Conviene ancora fare le Olimpiadi? Solamente con il tempo scopriremo se avremo raggiunto il traguardo olimpico.

A cura di Matteo Cairoli e Filippo Canepa


Fonti

Fondazione Milano Cortina 2026

SIMICO – Società Infrastrutture Milano Cortina

Dipartimento per lo Sport

CIO / IOC