Ricerca, il paradosso italiano:
più spesa, ma il gap con l’Europa resta
L’ennesimo paradosso italiano: sebbene l’Italia abbia aumentato la spesa per la ricerca e sviluppo a 29,4 miliardi di euro, essa resta ferma all’ 1,37% del PIL, decisamente sotto la media europea di circa il 2,2%, e lontana da paesi come la Germania o Finlandia, sopra il 3%. Per comprendere il paradosso, è necessario avere la giusta chiave di lettura: a dover ricevere la nostra attenzione non è il valore nominale dell’aumento della spesa per R&S, ma l’aumento effettivo rispetto al PIL del paese. Esso infatti è cresciuto lentamente a partire dal 2010 al 2023, fino al valore sopracitato di 1,37%. Come se non bastasse, anche da un punto di vista occupazionale, il gap tra il nostro paese e la media europea è notevole: i ricercatori ogni 1.000 occupati in Italia sono 7, mentre nell’UE circa 10, facendoci dunque capire che il problema non si limita a “quanto spendiamo”, ma riguarda anche la sfera lavorativa. Per citare un’altra statistica importante, Eurostat segnala che nel 2023 l’UE disponeva di circa 2,15 milioni di ricercatori di cui solo 170 mila italiani.
Adesso torniamo a casa nostra e rispondiamo ad alcune fondamentali domande che ci possono far comprendere meglio la critica appena esposta. Innanzitutto, qual è il vero scopo della spesa per la ricerca e lo sviluppo? I finanziamenti in R&S dovrebbero sostenere la crescita dello stato italiano in diversi settori, come la produzione industriale, la medicina e l’intelligenza artificiale. E chi sono i principali contribuenti? Sicuramente il primo posto è occupato dalle imprese, finanziando circa il 51,1% dell’intera quota, con un valore che arriva a 15 miliardi. Sul secondo gradino, troviamo, forse sorprendentemente, le istituzioni pubbliche, che partecipano fino al 36,9%. Tale percentuale ci fa notare che lo Stato finanzia più di un terzo della R&S italiana. Altro dato molto forte: le istituzioni pubbliche finanziano l’88,7% della propria R&S, ma anche l’80,9% della R&S delle università e il 43,7% della R&S del settore non profit. Quindi il finanziamento pubblico è decisivo soprattutto per università, enti pubblici e ricerca di base. A seguire troviamo i finanziatori esteri con 2,9 miliardi. Tutte le fonti di finanziamento appena citate hanno visto una crescita della spesa dal 2022 al 2023 e un’ulteriore aumento dal 2024 al 2025, a partire dal 3,6% per le imprese, fino al 11,7% per il settore pubblico, la cui espansione nel breve periodo è la più notevole rispetto a quella delle imprese. L'altra informazione cruciale è sicuramente chi beneficia di tali investimenti e chi porta davvero alla realizzazione di nuove tecnologie e conoscenze: ovviamente, in cima alla graduatoria troviamo le imprese, seguite dall’università, con il 25% del totale e in seguito le istituzioni pubbliche.
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Oltre a parlare dei dati di R&S, cioè la spesa effettiva in ricerca e sviluppo, ci si potrebbe anche soffermare velocemente su GBARD, Government Budget Allocations for Research and Development, cioè gli stanziamenti pubblici di bilancio per ricerca e sviluppo, per mostrare che la quota complessiva ammonta a circa 13,5 miliardi, con circa il 40% destinato alle università attraverso FFO (Fondo Finanziamento Ordinario). I fondi della spesa pubblica sono, dunque, fondamentali e costituiscono la principale fonte di sostentamento per le università statali italiane, insieme alla tasse studentesche. Nello specifico il FFO, funziona da colonna vertebrale per il finanziamento della didattica, della ricerca e il funzionamento delle strutture, esso ammonta a circa 9,4 miliardi annui (dato del 2025), pertanto 336 milioni in più rispetto a quanto era stato allocato nel 2024. Inoltre, il Ministero stanzia altri fondi per l’edilizia universitaria, così che le strutture didattiche siano sicure e adeguate all’apprendimento. Oltre, alla quote per le università, il GBARD destina anche il 13,4% per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio e infine 11,9% per la protezione e la promozione della salute umana e circa il 10% per le produzioni e le tecnologie industriali.
A cura di Ottilia Ogliari
Fonti
Government Budget Allocations for Research and Development
Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR)
Eurostat
Istat
Articolo realizzato in collaborazione con