Una crescita economica in Europa sempre più debole rispetto a quella della Cina e degli USA: basterebbe un’Unione più coesa ideologicamente o le cause sono strutturali?

Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2026

Due anni dopo la nascita dell’euro, l’Unione europea segnava una crescita moderata ma stabile del PIL, registrando un +2,4%; gli Stati Uniti un +3,9%; e la Cina, in fase di boom industriale, un +10,1%. Nel 2010, dopo la crisi finanziaria, il PIL europeo saliva del 2,1%, quello americano del 2,6% e quello cinese del 10%. Nel 2016 il PIL europeo registrava +1,8%, quello cinese 6,8% e quello americano 1,7%. Nel 2024, l’Unione europea segna 0,8%, la Cina 4,5-5,5% e gli USA +2,4-2,9%. Le previsioni per il 2030 mantengono lo stesso trend: la Cina in leggero calo, vista la fine della fase di boom (+3,3%); gli Usa verso l’1,8% (a causa dell’amministrazione Trump); e l’Europa verso una crescita leggermente ottimista dell’1,4%, in un contesto di recupero post-inflazione e di crisi energetica. In una situazione di crescente incertezza geopolitica, in cui l’Unione Europea ha perso gran parte della stretta collaborazione con il suo alleato storico, gli USA, la stabilità economica assume un ruolo ancora più rilevante, e ci si chiede quindi come sia possibile che l’Unione europea sia passata da una crescita simile a quella americana a una inferiore della metà.

Ciò che emerge dai dati iniziali è la continua discesa dell’Unione europea nel mercato internazionale, mentre i suoi competitor si ritagliano una posizione sempre più importante, e tale rilevanza economica va di pari passo con quella geopolitica, sempre più cruciale alla luce degli avvenimenti in Medio Oriente.

Il primo elemento che contraddistingue l’Unione europea dalle altre due superpotenze economiche è l’estrema eterogeneità interna e lo sviluppo diverso tra le aree dell’Europa Occidentale (già storicamente più solida) e dell’Europa Centrale, rispetto a quelle dell’Europa del Sud, soprattutto dopo la crisi del 2008. Nel pre-2008, l’Europa Centrale è quella che è cresciuta di più, con una media tra 4 e 6%, mentre l’Europa occidentale si attestava sul 2% e l’Europa del Sud sul 3%. Dopo la crisi del 2008, l’Europa occidentale ha rallentato, arrivando a 1-1,8%; l’Europa del Sud è rimasta tra lo 0 e l’1%; e l’Europa centrale ha rallentato, attestandosi intorno al 3%. Infine, negli ultimi anni si attestano tutte tra l’1 e il 2,5%.

Questa crescita a due livelli ha un impatto particolarmente rilevante a livello europeo. Infatti, se si paragona la crescita della produttività in Cina, negli Stati Uniti e nell’Europa, il dato è incredibile: la Cina è cresciuta dal 2005 al 2023 in “Pil per ora di lavoro” del 170% circa; gli Stati Uniti di un numero compreso tra il 25 e il 30%; e l’Unione europea, facendo una media tra le economie maggiori, solamente del 10/15%.

Le divergenze tra il caso cinese e quello americano risiedono nel fatto che la Cina sta raggiungendo l’apice della sua crescita, mentre l’America è in una fase di naturale discesa, pur sempre abbastanza positiva. Perché, invece, l’Europa registra una stagnazione pressoché continua? Le due principali spiegazioni possono essere di natura strutturale o politica. Il neo-funzionalismo, teoria molto apprezzata negli anni ’60 e ’70, spinge verso la seconda risposta: una maggiore integrazione europea potrebbe favorire una crescita più coesa. Una differenza così grande tra le aree europee non spinge affatto verso un piano di coesione e unione, perché gli stati più ricchi esigeranno sempre condizioni più favorevoli e non eguali. Una maggiore coesione e unione economica rafforzerebbero, però, tutti gli stati membri e, di conseguenza, favorirebbero una collaborazione politica più forte e una maggiore velocità decisionale. Questo potrebbe essere ciò di cui ha bisogno l’Unione Europea, che, oltre al rallentamento nella crescita, deve affrontare anche la diffusione di partiti populisti e nazionalisti che ne minacciano la struttura e le politiche economiche unitarie.
Una seconda motivazione è invece di natura strutturale: da un punto di vista tecnologico, i progressi cinesi e americani sono superiori a quelli europei; la struttura economica del Vecchio Continente è più arretrata e la produttività è inferiore per cause esterne e, di conseguenza, la crescita economica è naturalmente inferiore. Inoltre, la demografia gioca un ruolo chiave, poiché l’Europa registra una crescita solo del +0,2/0,3%, mentre gli Stati Uniti registrano una crescita del +1% (per via dell’immigrazione). La Cina è in leggero ribasso (-0,1%), ma, vista la popolazione che ammonta già a oltre il triplo di quella europea e al quadruplo di quella americana, ciò non implica automaticamente una crescita pro capite.

Sebbene la situazione, a questo punto, sembri destinata a un ruolo sempre più marginale, l’Unione ha un grande vantaggio rispetto agli altri due stati: la presenza della democrazia più sana e strutturata al mondo. Secondo V-dem, istituto di ricerca sulla qualità della democrazia, l’UE ha una media compresa tra 0,85 e 0,9 (dove 1 rappresenta la democrazia perfettamente sana), gli USA intorno allo 0,6 e la Cina 0,05. E forse il motivo alla base della rischiosa situazione in cui si trova l’Unione europea tra la bassa crescita e la stagnazione è la mancata capacità di sfruttare questo vantaggio, dovuta alla carenza di coesione a livello strutturale e decisionale che, vista la lentezza e le difficoltà nel prendere decisioni, la fa rimanere indietro sul piano economico, nonostante una democrazia considerata più sana.

A cura di Tommaso Prever


Fonti

Basso, G., Cuberes, D. Political Ideology and Economic Growth: Evidence from the French Democracy. Economic Inquiry.

European Commission / Eurostat. Trends in Economic Growth in the EU.

Hayes-Renshaw, F., Wallace, H., Pollack, M. A. European Politics. 8th edition.

Marelli, E., Signorelli, M. Cohesive Growth in Europe: A Tale of Two Peripheries. Intereconomics, 56(2), 2021.

van Ark, B., O’Mahony, M., Timmer, M. P. The Productivity Gap between Europe and the United States: Trends and Causes. Journal of Economic Perspectives, Vol. 22, No. 1 (2008), pp. 25-44.

V- Dem Democracy reports

World Bank Group. World Development Indicators - GDP growth (annual %). Indicatore: NY.GDP.MKTP.KD.ZG.