Il prezzo del voto

Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2026

L’Articolo 48 della Costituzione Italiana dichiara che sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Ma ne siamo proprio sicuri? È fuori di dubbio che votare sia uno dei diritti fondamentali alla base della nostra democrazia, ma è altrettanto vero che non tutti fattivamente riescono a farlo e il Referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 ne è la prova più recente. A oggi, si stimano circa 4,5–5 milioni di elettori fuori sede in Italia tra lavoratori, studenti e ospiti di strutture ospedaliere. Questi, per adempiere a un loro diritto e dovere, sono costretti a rientrare nei loro comuni di appartenenza affrontando considerevoli spese, che spesso portano la maggior parte a rinunciare.

A pesare sui portafogli dei fuorisede sono principalmente gli spostamenti di qualsivoglia natura, nonostante diverse compagnie abbiano provveduto a fornire sconti specifici per i weekend di voto - fino al 60%-70% per Trenitalia, per la Compagnia Italiana di Navigazione; ITA Airways ha rivisto le sue tariffe, così come i pedaggi autostradali sono stati ridotti, se non addirittura aboliti. Se, come esempio, applichiamo tali incentivi al Referendum del 2025, ipotizzando che tutti i 67.300 fuorisede votanti li abbiano sfruttati, questi sarebbero i dati: se un rientro “tipo” costa a prezzo pieno tra gli 80 e i 120 € A/R in treno, e se gli sconti ammontano tra il 60 e il 70%, dunque l’incentivo vale tra i 50 e gli 80 € per ogni viaggio elettorale, allora si avrebbe che il valore complessivo degli incentivi sarebbe nell’ordine dei 4 milioni di euro. Estendendo il calcolo a tutti 4,5–5 milioni di fuorisede, si parlerebbe potenzialmente di circa 250–300 milioni di euro di sconti complessivi su una singola tornata elettorale (5.000.000 × 60 € = 300 mln). Cifre decisamente insostenibili per la spesa statale considerando che in media una tornata elettorale costa meno della metà. Tuttavia, nonostante il calo dei prezzi, ancora solo una piccolissima fetta di fuorisede decide di fare questo sforzo, abbassando così la percentuale di votanti. Non sarebbe, dunque, più conveniente per ambo le parti, stato e cittadini, istituire il voto per i fuorisede da remoto? Evitando così che gli Italiani affrontino spese inutili, si prendano ferie o saltino ore di studio per votare, o che addirittura decidano di desistere?

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Conseguentemente, alcune proposte più strutturate, per trovare una soluzione al problema, sono state presentate da associazioni come The Good Lobby e campagne come “Voto dove vivo”: si potrebbe infatti considerare l’opzione di inviare a domicilio la scheda elettorale, (come avviene per i residenti all’estero), da rispedire poi per posta, oppure votazioni anticipate per i fuorisede, così che le schede possano essere poi reindirizzate per tempo ai comuni di riferimento, tralasciando soluzioni più radicali come il voto digitale che porta con sé ancora molte incognite come la sicurezza, l’anonimato e l’affidabilità.

A cura di Ottilia Ogliari


Fonti

Ministero dell'Università e della Ricerca

Ministero dell'Interno

Campagna “Voglio votare fuorisede”

ANVUR